Remare senza remi
Un libro molto delicato, scritto da Ulla Carin Lindquist la più importante giornalista svedese, ammalatasi di SLA.
Da pagina 78
Le parole rimangono impigliate nel naso.
E' come se si fosse formata una sporgenza di gomma. Come se il velo del palato si fosse afflosciato. La lingua ha un aspetto un pò villoso e la punta non vuole più allungarsi come un serpente.
Invece é lì c'è come una piccola fosse di serpenti. Sono gli spasmi nervosi sulla lingua. E la bocca bofonchia nasalmente suoni incomprensibili.
E' come un disco che gira alla velocità sbagliata. La SLA mi ha privata delle mie parole parlate. La mia voce. L'attrezzo del mio lavoro. Oggi nessuno ha sentito quello che ho detto. Rabbia.
Nella mia testa le parole sono più chiare che mai. Sento la mia voce, la mia voce vera dentro di me. Una voce melodica e un'intonazione che sono state una parte importante del mio lavoro. Ma la voce passa attraverso la laringe, il fltro della SLA, ed esce soltanto un suono. Come un asino che raglia.
La SLA mi ha già sottratto la mano destra. Resta a riposo per l'eternità. Bluastra come un filetto di manzo ben frollato. Nella sinistra tre dita riescono a muoversi sulla tastiera del computer. Ma sono rigide e l'acido lattico si forma rapidamente.
"Avresti potuto darmi due gambe paralizzate, invece !"
"Buon Dio sii gentile con le mie tre dita e la mia lingua."
La SLA è una risata sardonica e maligna.
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