Archivio notizie 2005

Sperimentazione AEOL 10150

La somministrazione di un complesso porfirinico di manganese aumenta la sopravvivenza in un modello di SLA

I topi che iperesprimono il mutante G93A del gene per la Cu/Zn superossido-dismutasi 1 sviluppano una malattia del motoneurone, progressiva, simile alla sclerosi laterale amiotrofica ( SLA ) umana.

I Ricercatori dell'Arkansas University for Medical Sciences a Little Rock negli Stati Uniti hanno verificato gli effetti del complesso porfirinico di manganese AEOL 10150 somministrato al momento dell'esordio dei sintomi.

L'analisi immunoistochimica della colonna vertebrale per SMI-32, una proteina che si trova in quantità abbondante nei motoneuroni, ha mostrato una migliore conservazione dell'architettura del motoneurone, una minore astrogliosi e significativamente minori livelli di nitrotirosina e di malondialdeide nelle colonne vertebrali degli animali trattati con complessi porfirinici rispetto ai topi trattati con il placebo.

Questi risultati hanno mostrato che l'attività catalitica antiossidante di AEOL 10150 fornisce un pronunciato beneficio terapeutico se somministrato nella fase iniziale della malattia.( Xagena2005 )

Crow JP et al, Ann Neurol 2005; 58: 258 - 265

Neuro2005 Farma2005

STAMINALI: LASER STIMOLA RIPRODUZIONE CELLULE NERVOSE ADULTE

(ANSA) - FIRENZE, 3 GIU - Cellule staminali adulte progenitrici delle cellule nervose fatte proliferare in modo veloce ed economico con un fascio di luce laser. E' la scoperta nata dalla collaborazione tra scienziati italiani e americani che apre nuove prospettive nel campo della rigenerazione e della sostituzione dei neuroni nelle lesioni e nelle malattie del sistema nervoso centrale.
Lo studio, afferma una nota, nato da una intuizione del professor Leonardo Longo dell'Universita' di Siena, e' stato messo a punto insieme alla professoressa Juanita J. Anders e dalla dottoressa Tara Romanczyk dell'Universita' federale delle scienze mediche e biologiche delle forze armate degli Stati Uniti, e verra' presentato in anteprima mondiale martedi' 7 giugno al consolato americano di Firenze in collegamento con l'universita' americana.
La novita', aggiunge la nota, deriva dal fatto che finora la riproduzione delle cellule staminali adulte, a differenza di quello che accade con quelle embrionali, era molto complessa e costosa. La loro riproduzione in vitro attraverso una luce laser opportunamente modulata in intensita' e frequenza che agisce sulla produzione endogena dei fattori di crescita consente di ottenere, in modo veloce, il numero necessario di cellule per un trapianto. Le applicazioni della ricerca possono essere importanti nel campo del trapianto di cellule staminali adulte nella cura per le ferite, per la sostituzione dei tessuti e per le terapie per varie patologie degenerative.(ANSA).

Nessuna relazione tra attività fisica e sclerosi laterale amiotrofica sporadica

In questo studio, effettuato da Ricercatori del Dipartimento di Neurologia dell’University Medical Center di Utrecht, è stato valutato se l’attività fisica praticata nell’arco della vita, per lavoro e nel tempo libero, fosse associata ad un aumento del rischio di sviluppare sclerosi laterale amiotrofica.
Inoltre, è stata determinata l’associazione tra attività fisica e la sua durata o l’età all’insorgenza della malattia.

Hanno preso parte allo studio i pazienti ricoverati presso il Centro, tra il 2001 ed il 2002, con diagnosi certa, probabile o possibile di sclerosi laterale amiotrofica secondo i criteri di El Escorial, senza una storia familiare di sclerosi laterale amiotrofica.

I 219 pazienti arruolati sono stati confrontati con 254 soggetti di controllo.

L’assunzione di alcol e l’abitudine al fumo sono risultati associati in modo indipendente all’insorgenza della sclerosi laterale amiotrofica ( incremento del rischio per abitudine corrente al fumo, odds ratio, OR = 1.8 e p = 0.03; diminuzione del rischio per assunzione di alcol da sempre/corrente, OR = 0.6 e p = 0.04 ).

Non è stata riscontrata alcuna associazione significativa con l’attività fisica occupazionale o durante il tempo libero ( tutti gli OR pari o inferiori ad 1.7 ).
Questo dato era in accordo con la maggior parte degli studi con il più alto livello di evidenza nella revisione sistematica.

Una maggiore attività fisica durante il tempo libero era correlata con una precoce età d’insorgenza della malattia: attività prima dei 25 anni di età ( p < 0.001, 7 anni prima ) e attività fisica durante gli ultimi 10 anni ( p < 0.001, 3 anni prima ).

Da questo studio non è emersa alcuna relazione tra attività fisica ed insorgenza della sclerosi laterale amiotrofica.( Xagena2005 )

Veldink JH et al, Neurology, 2005; 64: 241-245


Una cefalosporina sembra proteggere i nervi in un modello animale di sclerosi laterale amiotrofica

Ricercatori della Johns Hopkins University ritengono che alcuni antibiotici possano essere di aiuto per i pazienti con malattia di Lou Gehrig, detta anche sclerosi laterale amiotrofica.

Lo studio eseguito in un modello animale ( topi geneticamente ingegnerizzati a sviluppare la sclerosi laterale amiotrofica ) è consistito nella somministrazione per via iniettiva del Ceftriaxone ( Rocephin ), un antibiotico cefalosporinico.

La terapia ha migliorato la sopravvivenza ed ha ridotto i sintomi della malattia.

L’antibiotico “accende” un gene che codifica una proteina che rimuove l’eccesso di glutammato a livello cerebrale.

Il glutammato favorisce la trasmissione dei segnali attraverso i nervi.
Quando è presente in modo eccessivo può provocare un danno ai nervi.( Xagena2005 )

Fonte: Nature, 2005

 

Sclerosi Laterale Amiotrofica: ora l’obiettivo e’ ridurre la perdita muscolare


Aumentare la dose di una proteina chiamata mIGF-1 ( Insulin-like Growth Factor ) nel muscolo del modello animale colpito dalla sclerosi laterale amiotrofica ( SLA ) aiuta ad attenuare il declino muscolare, ad attivarne la rigenerazione ed a rallentare la degenerazione dei motoneuroni, le cellule nervose localizzate nel midollo spinale che trasmettono i comandi ai muscoli.

Questo è il risultato ottenuto, grazie al finanziamento di Telethon, dal gruppo coordinato da Antonio Musarò del Dipartimento di Istologia ed Embriologia Medica dell'Università di Roma La Sapienza e pubblicato sul Journal of Cell Biology.

Il progetto si propone di caratterizzare i fattori responsabili della degenerazione muscolare osservata nella SLA, una delle più gravi malattie neurodegenerative nell’adulto, tristemente famosa tra gli sportivi, in cui la morte dei motoneuroni altera la funzionalità del muscolo scheletrico causando paralisi ed atrofia muscolare.

Inoltre è compromessa la rigenerazione muscolare, danneggiando ulteriormente l’architettura e il funzionamento del muscolo.

La principale causa della malattia risiede in un difetto nel gene per un enzima chiamato superossido dismutasi-1 (SOD1).

Lo studio delle basi molecolari della patologia è reso possibile da un modello animale che mostra lo stesso quadro clinico dei pazienti con SLA e rappresenta un eccellente modello sperimentale per la ricerca preclinica.

Per aiutare il muscolo a mantenere volume, dimensioni e funzionalità, i Ricercatori hanno aggiunto nei muscoli del topo malato la proteina mIGF-1, un fattore di crescita.

Il risultato è sorprendente: gli animali vivono circa 30 giorni in più e tra gli effetti osservati ci sono l’integrità dei muscoli, una maggiore attività delle cellule satelliti - quelle che rimpiazzano le fibre danneggiate - ed un aumento della sopravvivenza dei motoneuroni, con un rallentamento della comparsa e della progressione della malattia.

Secondo Musarò il risultato è importante perché evidenzia che uno dei motivi per cui la terapia convenzionale della SLA produce scarsi risultati è che non basta più concentrarsi solo sulla morte dei motoneuroni, ma bisogna esplorare anche gli effetti del difetto genetico sul muscolo scheletrico.
Il muscolo scheletrico si è infatti rivelato un bersaglio primario del difetto nel gene SOD e produce fattori appropriati, come mIGF-1, che riducono la degenerazione delle cellule nervose.

La sclerosi laterale amiotrofica sta emergendo come una malattia “ multisistemica ” in cui il danno simultaneo a diversi tipi cellulari, muscolo, neurone e glia, potrebbe aggravare la progressione della malattia stessa. ( Xagena2005 )

Dobrowolny G et al, J Cell Biology, 2005

Neuro2005

 

Una cefalosporina sembra proteggere i nervi in un modello animale di sclerosi laterale amiotrofica

Ricercatori della Johns Hopkins University ritengono che alcuni antibiotici possano essere di aiuto per i pazienti con malattia di Lou Gehrig, detta anche sclerosi laterale amiotrofica.
Lo studio eseguito in un modello animale ( topi geneticamente ingegnerizzati a sviluppare la sclerosi laterale amiotrofica ) è consistito nella somministrazione per via iniettiva del Ceftriaxone ( Rocephin ), un antibiotico cefalosporinico.
La terapia ha migliorato la sopravvivenza ed ha ridotto i sintomi della malattia.
L’antibiotico “accende” un gene che codifica una proteina che rimuove l’eccesso di glutammato a livello cerebrale.
Il glutammato favorisce la trasmissione dei segnali attraverso i nervi.
Quando è presente in modo eccessivo può provocare un danno ai nervi.( Xagena2005 )

Fonte: Nature, 2005

 

Il MARATONETA

Ed ecco il libro di Luca Coscioni rilasciato sotto licenza Creative commons, si tratta nella pratica di un libro che potete comperare, oppure potete semplicemente scaricare gratuitamente da internet e leggere liberamente, è un qualcosa di sottratto alla rigidissima legge del copyright che si sta creando, e che sta rendendo la vita difficile alla diffusione della cultura (anche software), eppure per uno strano meccanismo sembrerebbe che più si fanno leggi per proteggere il diritto di autore, e più questo venga disatteso, il classico "chi tutto vuole nulla stringe", ma non dilunghiamoci troppo fate click qui per arrivare alla pagina da cui potete scaricare il libro, come noterete sul sito ci sono anche altre opere liberamente scaricabili, buona Pasqua a tutti Voi, - Francesco Cernecca

 

MEDICINA: SCOPERTO MECCANISMO CHE SCATENA MORBO DI ALZHEIMER


(ANSA) - ROMA, 15 MAR - Un gruppo di ricercatori italiani, finanziati da Telethon, ha individuato un meccanismo molecolare riconducibile all'insorgenza della malattia di Alzheimer e al processo di 'suicidio' progressivo dei neuroni.
La ricerca, apparsa sull'ultimo numero della rivista Journal of Alzheimer's Desease, ha messo in evidenza il coinvolgimento di una proteina alterata, chiamata tau, nel processo di apoptosi (il 'suicidio' cellulare programmato), processo che solitamente avviene in modo controllato ma che diventa aberrante e si auto-propaga nei pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer, gia' durante la fase iniziale della malattia.
Lo studio, condotto da Luisa Fasulo, Gabriele Ugolini e Antonino Cattaneo, ricercatori alla Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (Sissa) di Trieste, rappresenta un ulteriore passo avanti nella comprensione di questa patologia neurodegenerativa che potrebbe essere scatenata proprio da un processo autocatalitico di 'suicidio' neuronale, innescato da frammenti proteici 'impazzito'.
I ricercatori hanno mostrato, in vitro e su cellule neuronali di ratto, che i frammenti 151 e 421 della proteina tau, sono in grado di condurre alla morte i neuroni dell'ippocampo, una popolazione di cellule colpita precocemente nella malattia di Alzheimer.
Questi frammenti proteici si formano dopo che la proteina tau e' gia' stata 'costruita' dal Dna, ossia nei cosiddetti processi post-traduzionali. Non si tratta quindi di una mutazione genetica a carico del gene che codifica per tau, come gia' appurato in studi precedenti, anche se in altre tauopatie (le cosiddette demenze fronto-temporali con Parkinsonismo associate al cromosoma 17, o Ftdp) le mutazioni di questo gene sono di per se' responsabili della demenza. Nella malattia di Alzheimer giocano invece un ruolo importante proprio le modificazioni post-traduzionali di tau, che si verificano in stadi precoci della malattia.
La proteina tau modificata si accumula in aggregati noti come grovigli neurofibrillari, tipici ammassi che si formano nelle cellule nervose in via di degenerazione. Inoltre tau e' strettamente legata ai microtubuli, le strutture portanti della cellula, una sorta di ossatura cellulare, che a loro volte controllano i processi di apoptosi. Quando insorge la malattia di Alzheimer, i frammenti di tau si staccano dai microtubuli andando a formare i grovigli neurofibrillari e innescando una sorta di reazione a catena di 'suicidio' collettivo dei neuroni. Infatti nell'Alzheimer, come in altre patologie neuro-degenerative, l'apoptosi e' incontrollata.
In uno studio precedente, Fasulo, Ugolini e Cattaneo avevano dimostrato che l'enzima caspasi-3 (enzima coinvolto nell'apoptosi) trasforma la proteina tau in un frammento in grado di scatenare una reazione di morte cellulare che si auto-propaga, e frammenti della proteina tau sono effettivamente presenti nel cervello affetto da Alzheimer. In piu', e' stato recentemente confermato che i cambiamenti a carico di tau prodotti da caspasi-3 rappresentano un evento precoce di insorgenza della malattia. Infine e' stato mostrato che la morte cellulare e' potenziata significativamente dal peptide amiloide A 25-35, un peptide contenuto nel frammento amiloide A, costituente delle placche senili, lesioni extra-neuronali tipicamente abbondanti nel cervello affetto da Alzheimer. Lesioni che potrebbero dipendere proprio dall'azione della caspasi-3 sulla proteina tau. La neurodegenerazione potrebbe essere quindi scatenata da un processo autocatalitico in cui l'attivazione di caspasi-3 promuove il processamento di tau, che genera a sua volta frammenti proteici che favoriscono l'apoptosi. (ANSA).

 

Italia. PC4, un gene dietro alla rigenerazione dei muscoli

Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato il meccanismo di un gene, il PC4, che regola la rigenerazione dei muscoli.
L'equipe di scienziati, coordinata da Felice Tirone, dell'Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Roma, ha pubblicato, sulla Rivista Molecular and Cellular Biology, i risultati della ricerca, realizzata con il supporto di Telethon.
Si tratta di un traguardo importante nella ricerca sulla distrofia muscolare, una malattia di origine genetica in cui la miofibra, elemento che conferisce al muscolo la sua capacita' di contrazione, va incontro a degenerazione e morte. Nei pazienti che soffrono di distrofia, le fibre muscolari sono sostituite da tessuto fibroso incapace di contrarsi, anche se le cellule staminali del muscolo adulto, chiamate cellule satelliti, contrastano in parte la degenerazione.
"Queste cellule sono dotate della capacita' di moltiplicarsi in seguito ad un trauma o a malattia degenerativa del muscolo e di riparare le fibre muscolari danneggiate -spiega Tirone- e in questo meccanismo, un ruolo chiave lo ha il fattore di trascrizione MyoD. Tuttavia senza il gene PC4 le fibre muscolari risultano piu' piccole e la rigenerazione risulta gravemente compromessa".
Al Cnr hanno scoperto che il gene PC4 funziona come un interruttore biologico della rigenerazione muscolare. "In sintesi, il gene PC4 rimuove l'inibizione di un regolatore negativo di MyoD, la istone deacetilasi 4 (HDAC4). Ossia fa, fisiologicamente, quello che si ottiene con i farmaci, inibitori delle deacetilasi. Questi risultati suggeriscono che PC4 stimoli le cellule satelliti a generare nuovo muscolo". L'intento a questo punto sara' di sfruttare l'attivita' di PC4 per migliorare la limitata efficienza rigenerativa delle cellule satelliti da usare per i trapianti, nella terapia delle distrofie muscolari.

 

Ricerca: Muscoli Piu' Grandi Con La Proteina Di 'Braccio Di Ferro'

Parigi, 21 feb. (Adnkronos Salute) - Muscoli piu' grandi con la proteina di 'Braccio di ferro'. Un gruppo di ricercatori franco-canadesi hanno scoperto un enzima - la S6 chinasi 1 o S6K1 - che permette di ingrandire i muscoli semplicemente aumentando le dimensioni delle cellule che li costituiscono. La ricerca, pubblicata su 'Nature Cell Biology', apre la strada alla possibilita' di rafforzare i muscoli atrofizzati dall'invecchiamento, o da malattie debilitanti come l'Aids, senza correre il rischio di scatenare un tumore. ''Le terapie tentate finora - spiega infatti Mario Pende dell'Inserm dell'universite' Paris 5 - mirano a incrementare il numero delle cellule muscolari e possono percio' indurre una proliferazione incontrollata''. La S6K1, invece, ''agisce solo sul volume cellulare e non ha effetti sulla velocita' di replicazione''. Per questo lo scienziato suggerisce che ''l'attivazione della proteina S6K1 potrebbe rivelarsi efficace per restituire il tono muscolare ai pazienti indeboliti dal virus Hiv o costretti a lunghe degenze''. Normalmente la crescita dei muscoli viene stimolata dai cosiddetti fattori di crescita simili all'insulina (IGFs), che agiscono su un recettore chiamato bersaglio della rapamicina nei mammiferi (mTOR). E precedenti studi hanno rivelato inoltre che il mTOR attiva a sua volta altre proteine, tra cui la S6K1. Cosi', in collaborazione con la McGill University di Montreal, Canada, i ricercatori hanno studiato i muscoli di topi modificati geneticamente in modo da eliminare il gene per la S6K1. Le osservazioni hanno rivelato che la modifica riduceva le dimensioni delle cellule muscolari, ma non alterava il numero o la velocita' di replicazione. Un dato che dimostra come la S6K1 controlli esclusivamente le dimensioni delle cellule e non abbia effetti sui processi che regolano il 'ritmo' con cui avviene la moltiplicazione cellulare. (Red-Pac/Adnkronos Salute)

 

STAMINALI: RICERCA USA, DA MIDOLLO CELLULE SIMILI EMBRIONALI

(ANSA) - NEW YORK, 2 FEB - Ricercatori di Boston hanno isolato un tipo di cellula del midollo spinale umano che sembra avere potenzialita' mediche e capacita' analoghe a quelle delle cellule embrionali staminali. Lo studio, condotto alla Tufts University, e' stato accolto con interesse nella comunita' scientifica americana, anche se vari ricercatori hanno sottolineato che e' ancora troppo presto per considerarla un' alternativa valida alla controversa ricerca sulle staminali embrionali.
Utilizzando apparecchiature speciali per la scelta di cellule, i ricercatori ne hanno selezionate alcune provenienti dal midollo spinale di tre diversi donatori. I test condotti a Boston hanno poi dimostrato la capacita' di queste cellule di trasformarsi in molti, se non tutti, i tipi di cellule del corpo umano, come avviene con le staminali embrionali.
I ricercatori della Tufts, che hanno pubblicato i risultati sul Journal of Clinical Investigation, hanno iniettato le cellule del midollo su topi che erano stati colpiti da attacchi cardiaci. Le cellule si sono trasformate in nuovi vasi sanguigni e in un nuovo muscolo cardiaco, dando ai topi trattati in questo modo il doppio di irrorazione sanguigna al cuore rispetto a quanti e' accaduto in un altro gruppo di ratti da laboratorio utilizzati come controllo. Anche le cicatrizzazioni sono risultate assai inferiori.
Altri esperimenti in laboratorio a Boston hanno mostrato - riferisce il Washington Post - che le cellule del midollo possono trasformarsi anche in cellule nervose.
''Penso che le cellule staminali embrionali siano destinate a svanire nello specchietto retrovisore, rispetto alle cellule staminali adulte'', ha detto Douglas Losordo, il cardiologo della Tufts University che ha condotto la ricerca. ''E' come un kit per le riparazioni: la natura ci ha fornito gli accessori per riparare un organo danneggiato'', ha aggiunto.
James Battey, il capo del programma sulle cellule staminali al National Institutes of Health, ha definito la ricerca ''un ottimo lavoro'', ma ha avvertito che e' troppo presto per pensare di abbandonare la ricerca sulle cellule staminali embrionali. (ANSA).